giovedì, 26 ottobre 2006

Chiedimi, tentami senza timori, potrei compiacerti in tutto quello che non osi nemmeno pensare.
Sembra strano, eppure è vero, eppure ci sono, eccomi.
Mi mostro a te come il Principe dolce e proibito, razionale e trasgressivo, che solo avrà l’animo e il cuore di realizzare i tuoi mille desideri, molti dei quali inconfessabili, riposti a lungo in quel cassetto e oggi pronti ad uscire…
Liberali, fammeli assaggiare.. ma.. non ti voltare, guarda avanti, adesso ci siamo solo io e te.

mercoledì, 25 ottobre 2006

Cos'è la vita se non un semplice passaggio che ci conduce su molteplici strade?

Sta a noi scegliere quali calpestare, inseguire, volere, desiderare e chissà perchè tutte quelle che

voglio percorrere io sono sempre quelle più tortuose e complesse, che alimentano il fuoco della

mia anima..

Nulla di semplice mi piace, seppur adori la semplicità.

Nulla di scontato mi piace, seppur perseguo i miei soliti metodi di valutazione.

Percorro, ancora, corro ed inseguo quella via..

domenica, 15 ottobre 2006

L'amore è fuga o presenza...???

si desidera ciò che si ha o ciò che non possiamo afferrare...???

Chi non scoppia di voglia...

voglia di complicità, passione, desiderio, attimi infiniti di presenza,

nessuna promessa... quelle no... sono quelle che uccidono...

che sempre vengono disattese, che caricano la vita di aspettative che nessuno mai

saprà sè e quando si realizzeranno...

voglio amore, voglio passione, voglio trasgressione...

ma subito, adesso, senza sè e senza ma...

guidati dall'istinto e dalla voglia di possedere e appartenere.

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Parole: Ventoascensionale_Massimiliano
Quadro: Klimt

giovedì, 12 ottobre 2006
Sulle sabbie di Magellano ti raccogliemmo affranta navigante, immobile sotto la tempesta che tante volte il tuo dolce petto sfidò e in due capezzoli divise. Ti rialzammo un'altra volta sui mari del sud, ma ora eri la passeggera dell'oscuro, degli angoli, come il grano e il metallo che custodivi in alto mare, avvolta dalla notte marina. Oggi sei mia, dea che l'albatro gigante sfiorò con la sua ampiezza spiegata nel volo, quasi un manto di musica che nella pioggia eseguono le tue cieche ed erranti palpebre di legno. Rosa del mare, apre più pura dei sogni, donna come una mandorla che dalle radici di una quercia popolata di canti sei divenuta forma, forza di foglie e nidi, bocca di tempeste, dolcezza delicata che avrebbe conquistato la luce con i suoi fianchi. Quando angeli e regine che nacquero con te si coprirono di muschio e dormirono immobili venerate come morti, sei salita sulla cima sottile della nave, angelo e regina e onda, per far tremare il mondo. Il brivido degli uomini saliva fino alla tua nobile tunica, al tuo petto di mela, mentre le tue labbra, oh dolce, erano inumidite da altri baci degni della tua bocca selvaggia. Nella notte incredibile il tuo cinto lasciava cadere il peso puro della nave sull'onde tagliando nella cupa grandezza un sentiero di fuoco demolito, di fosforico miele. Nei tuoi riccioli il vento aprì la burrascosa sua cassa, lo sfrenato metallo del suo gemito, e la luce dell'alba ti accolse tremolante nei porti per baciarti il molle diadema. Qualche volta hai fermato sul mare il tuo viaggio e l'ondeggiante nave calò dalla murata, simile ad un grosso frutto che si distacca e cade, un marinaio morto che la schiuma accoglieva in quel puro oscillare del tempo e della nave. Ma solo tu fra tutti i volti snervati dalla minaccia, immersi in un dolore sterile, hai accolto quel sale spruzzato sul tuo viso e negli occhi hai serbato le lacrime salate. Più di una povera vita scivolò dalle tue braccia verso l'eternità delle tue camere mortuarie e l'attrito causato dai vivi e dai defunti ti ha logorato il cuore di legno marino. Oggi abbiamo raccolto dalla sabbia la tua forma. Alla fine, hai miei occhi tu eri destinata. Forse dormi, ma già dormivi; sei forse morta, ma già eri morta: finalmente il tuo moto ha scordato il sussurro e lo splendore errante il suo periplo ha chiuso. Furie del mare, percosse dal cielo hanno cinto di una corona di squarci la tua testa altera e il tuo volto come una conchiglia riposa con ferite che sognano la tua fronte cullata. Per me la tua bellezza serba tutto il profumo, tutto l'acido errante e la sua notte buia. E nei tuoi seni eretti di lampada e di dea, turgida torre, immoto amore, vive la vita. Tu navighi con me protetta, fino al giorno che ciò che io sono sarà lasciato cadere nella schiuma.
Parole librate da: mareriflesso©Categoria: commenti (7)
domenica, 08 ottobre 2006
 

Voglie bramate

Desideri dimenticati

Istinti mai sopiti

 

 

Volo nel cielo, libero da ipocrisie

senza filtri né vincoli

Stendo le mie ali e mi lascio trasportare

dalla corrente ascensionale in vite parallele

che ascoltano i miei silenzi e

appagano i miei sensi,

saziando i miei appetiti

e dissetando la mia curiosità.

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Parole: Massimiliano_Ventoascensionale
Fotografia: Franco Fontana
venerdì, 06 ottobre 2006

Ne’ baci di Elena era, in verità, per l’amato, l’elisire sublimissimo. Di tutte le mescolanze carnali quella pareva loro la più completa, la più appagante. Credevano, talvolta, che il vivo fiore delle loro anime si disfacesse premuto dalle labbra, spargendo un succo di delizie per ogni vena insino al cuore; e, talvolta avevano al cuore la sensazione illusoria come di un frutto molle e roscido che vi si sciogliesse. Tanto era la congiunzion perfetta, che l’una forma sembrava il natural completamento dell’altra. Per prolungare il sorso, contenevano il respiro finchè, non si sentivan morire d’ambascia, mentre le mani dell’una tremavan su le tempie dell’altro smarrimento. Un bacio li prostrava più di un amplesso. Distaccati si guardavano, con gli occhi fluttuanti in una nebbia torbida. Ed ella diceva con la voce un po’ roca, senza sorridere: - Moriremo.

Talvolta, riverso, egli chiudeva le palpebre aspettando. Ella che conosceva quell’artifizio, chinatasi sopra di lui con meditata dolcezza a baciarlo. Non sapeva l’amato dove avrebbe ricevuto quel bacio che egli, nella sua volontaria cecità, vagamente presentiva. In quel minuto d’aspettazione e d’incertezza, un’ansia indescrivibile gli agitava tutte le membra, simile nell’intensità al raccapriccio d’un uomo bendato che sia sotto la minaccia d’un suggello di fuoco. Quando infine le labbra lo toccavano, frenava a stento un grido. E la tortura di quel minuto gli piaceva; poiché non di rado la sofferenza fisica nell’amore attrae più della blandizia. Elena anche, per quel singolare spirito imitativo che spinge gli amanti a rendere esattamente una carezza, voleva provare.

Mi sembra – diceva ad occhi chiusi – che tutti i pori della mia pelle sieno come un milione di piccole bocche anelanti alla tua, spasimanti per essere elette, invidiose l’una dell’altra…

Egli allora per equità, si metteva a coprirla di baci rapidi e fitti, trascorrendo tutto il bel corpo, non lasciando intatto alcun minimo spazio, non allentando la sua opera mai. Ella rideva, felice, sentendosi cingere come d’una veste invisibile; rideva e gemeva folle, sentendo la furia di lui imperversare; rideva e piangeva, perduta, non potendo più reggere al divorante ardore. Poi, con uno sforzo repentino, faceva prigione il collo di lui tra le sue braccia, l’allacciava con i suoi capelli, lo teneva, tutto palpitante, simile ad una preda. Egli, stanco, era contento di cedere e di rimaner presto in quei vincoli.

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Parole: Il Piacere – D’annunzio
Quadro: Letter - Djuranovic
Parole librate da: mareriflesso©Categoria: piacerecommenti (7)