Oggi non chiediamo più alla bellezza di dare un senso e una consistenza alla nostra fragile vita, di riscattarla e salvarla dalla sua caducità. La usiamo piuttosto come qualcosa da gettar via, in un vorticoso gioco di apparenze;e ne facciamo scaturire deviazioni e scarti infiniti, ne facciamo parte degli orrori del mondo. Tra banalizzazione e degradazione, la produzione della bellezza si risolve in consunzione, sfacelo, trasgressione a vuoto, disintegrazione di spazi vitali.
Sembra allora che, come le arti hanno intuito fino all'età romantica, la bellezza si stia allontanando dall'orizzonte, non sia che un postumo fantasma in fuga.
Eppure, la tradizone che abbiamo alle spalle ci offre universi di totale dedizione alla bellezza, la cui intensità, guardata e ascoltata dal nostro essere "dopo", ci spinge ancora a credere nella resistenza della bellezza e nella possibilità di catturarla nel mondo.
(Giulio Ferroni)
