giovedì, 31 gennaio 2008
Cortigiana assorta, seduta in una marmorea stanza, contornata da busti di epoche lontane. Attorno a te la storia dissennata generata da segreti vizi e incontrollati istinti. Uomini e donne di alto spessore hanno sentito il  profumo della tua seta e bevuto il caldo nettare dell'oblio. Pittori di ogni lignaggio hanno ricercato in natura il rosso acceso della tua anima per imprimerlo su tele capaci di renderti immortale.
Donna, osteggiata e bramata, cercata e allontanata per illusorie convenzioni nate per essere infrante; la tua luce risplende e stordisce in una cupa notte d'inverno, dove il ghiaccio è austero padrone.
Nella sera di carnevale, quando ad ogni latitudine ebbri individui indosseranno maschere di cartapesta, tu sola la strapperai dal volto vivendo la tua gioiosa follia e navigando nei canali di una città-museo, giusta cornice dell'opera d'arte, che è la tua vita.

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sabato, 26 gennaio 2008
Giorni di risveglio. Passeggi taciturna, sulle rive dell'immenso mare, con aria di sfida e rivalsa verso una vita che non senti più tua. Il vento accarezza i tuoi lunghi capelli, mentre il sole ti abbraccia con i suoi raggi, sciogliendo il ghiaccio che avvolge il tuo cuore. Hai voglia di correre, urlare e fare a botte con il mondo. Ma l'aria rarefatta del mattino sembra insufficiente a riempire i tuoi polmoni. Hai voglia di libertà, di sentire una sottile frenesia scorrere sulla pelle. Vuoi dare molteplici tonalità di rosso all'ossigeno per rendere visibile la passione della carne. Vuoi donargli l'odore e il sapore di una essenza proibita capace di abbattere ogni ipocrisia. Vuoi finalmente cominciare a vivere senza limitarti a sopravvivere. 

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venerdì, 18 gennaio 2008
Nella notte profonda, riflessi in uno specchio rinascimentale, due occhi espressione di folle cupidigia calamitano gli sguardi. Una dama austera e bollente percorre la sala con passi sicuri. Il suono dei suoi tacchi, sul marmoreo pavimento, riecheggia nell'aria. Dietro di lei l'eccitazione di sconosciuti, ipocritamente abbelliti di inutili fasti, che ignorano la sua essenza celata dietro una fine maschera. Piume variopinte si muovono ai suoi passi, piccoli fori lasciano spazio ai suoi sensi. Nessuno conosce il suo nome. Velato mistero di una irraggiungibile musa figlia del peccato. Taciturna, racconta le sue gesta solo a pochi eletti capaci di ascoltarla. Il suo umore instabile può travolgerti come una mareggiata o deliziarti come una leggera brezza d'estate. Le sue mani, fonte di perdizione, indossano lunghi guanti di seta perlata. Il suo abito nero racchiude carne pregiata oggetto di libagioni. Molti limiti ha oltrepassato alla ricerca di una overdose di piaceri finalizzati a stordirla e rianimarla. Unica e superba eleva al cielo le fiamme alla disperata ricerca di vita per un'anima mortalmente ferita.

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mercoledì, 09 gennaio 2008
Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perchè questa intensità procuri gioia, ma perchè promette di seppellire l'angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso. (Galimberti)

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L'ospite inquietante che affolla le nostre vite si chiama  nichilismo. La dissoluzione di ogni valore e speranza nel futuro brucia la nostra anima rendendola arida. La serpe che si insinua nella nostra mente dobbiamo combatterla con la riflessione ed il sentimento. Frenare e non accelerare per evitare una overdose di emozioni che portano al cortocircuito. La resilienza è la forza interiore che ci permette di sentirci a casa dentro di noi. Di fare le scelte giuste per la nostra indole e di non seguire per debolezza quelle altrui.
martedì, 01 gennaio 2008

monet-gare-st-lazare La stazione di una grande città è il metronomo della vivacità del luogo. Si può incontrare ogni genere di persona con alle spalle una storia da raccontare fatta di sogni, speranze e mille vicissitudini. C'è chi parte per lavoro, chi arriva per le vacanze e chi per coronare una attesa. In una fredda stazione del Nord, ad un orario dove oramai il sole è andato a dormire e la bruma impedisce di scorgere dai finestrini il paesaggio in movimento, si sono dati appuntamento due persone unite inscindibilmente da un filo rosso che lega i loro destini. Inizialmente, relegarono le cose in comune a semplici coincidenze, ma con il passare del tempo diventarono talmente tante che anche loro accettarono l'evidenza. Il fatto che le loro vite non fossero così comuni e simili alle altre, era comprovato dalla atipicità dei loro nomi.
Lui si chiamava Oceano in segno di gratitudine per le acque che lo avevano visto nascere. Oceano era un inguaribile ottimista disilluso dalla vita, ma testardo al punto da non smettere mai di sognare. La sua profondità, alle volte, lo portava a frenare l'istinto, ma aveva imparato ad esaltare i suoi sensi e capire quando la ragione dovesse essere riposta nel cassetto.
Lei, invece, si chiamava Miele, calda e dolce come il nettare degli dei, ma anche forte, ribelle e indipendente come una irraggiungibile musa. Quella sera, i suoi lunghi capelli nocciola sfociavano in riflessi di luce atti ad indicare la direzione allo spaesato Oceano. Il loro incontro programmato, rimandato e quasi fatto saltare dagli eventi alla fine si era coronato. Del resto ciò che il destino aveva scritto per loro non poteva essere mutato.
Un giorno ameno li attendeva, invertito nelle sue fasi perchè fatto prima dal buio e poi dalla luce.
Dopo i saluti, i due si ritrovarono come per magia catapultati in un tram ottocentesco, pavimentato con listelli di legno senza più colore, a causa del continuo calpestio della folla vociante. Tutto era unico e originale, proprio come quel piccolo tram fermo al capolinea in una piazza abbandonata che strideva con le moderne e veloci linee della metro. Proprio in quel momento, però, il destino calava il sipario e lasciava alle ignare anime vagabonde il libero arbitrio. Ora toccava a loro fare le scelte. La notte gelata e tentatrice fu il sipario della loro unione. Dopo una ricca libagione di carne e vino in onore degli dei e dei defunti, Oceano e Miele abbatterono ogni barriera tra di loro. La ragione fu accantonata e la follia le fece seguito. Oceano dissetò le sue labbra bevendo il nettare della sua musa e imprimendola a fuoco sulla pelle. Con lei, raggiunse l'oblio del massimo piacere. Comprese come la realtà potesse superare l'immaginazione e prendersi gioco della sua vita incarnando in una sola donna una fata del lago e una lussuriosa ninfa.
Il tempo trascorse veloce e loro furono di nuovo proiettati nel luogo in cui si erano incontrati. Altri treni sui binari, altre persone alla biglietteria, ma quella mattina li accolse un caldo sole, voluto da eros per spazzare dall'anima di Oceano ogni inquietudine per il temporaneo distacco da Miele. I due si salutarono con la promessa di un nuovo incontro. Questo fu sufficiente a donare ad Oceano forza e gioia nel viaggio di ritorno alle sue lontane terre che lo attendevano illuminate solo dal chiarore della luna.