domenica, 08 giugno 2008

RAIN_PRINCESS_by_Leonidafremov Uscendo dalla caffetteria si accorsero che aveva cominciato a piovere. Quella pazza stagione, rispecchiava in pieno i vecchi detti popolari e, donava instabilità all'umore per i suoi repentini cambiamenti. Nessuno dei tre aveva con sé un ombrello e, per tale motivo, decisero di correre fino alla macchina. Il cielo si era oscurato e non sembrava più quello che avevano visto ore prima entrando nel locale. La corsa verso il parcheggio fu difficoltosa. Selvaggia indossava i tacchi, Malaisia una gonna stretta che le impediva bruschi cambi di direzione. Le strade del centro erano colme di barriere architettoniche create artificialmente dallo scarso senso civico dell'uomo. La pavimentazione sconnessa e scivolosa fatta di sanpietrini, le pozze nate dalla depressione naturale del terreno e soprattutto le auto parcheggiate ovunque in un perfetto caos organizzato impedivano un agile passaggio. Arrivati finalmente all'auto, Oceano, premendo il telecomando della apertura centralizzata, fece illuminare come lampi sotto la pioggia gli indicatori di direzione posti sugli specchietti. I tre erano più divertiti che arrabbiati dall'imprevisto. Scherzavano e, con sottili allusioni, ricordavano i loro precedenti incontri furtivi. Oceano notò come gli abiti bagnati si modellassero sui seni di Selvaggia rendendo ancora più accattivante e lussurioso il suo sguardo. Dopo una breve pausa, si misero a discutere sul posto dove poter proseguire la serata. Oceano nell'attesa reclinò il seggiolino così da poter sfruttare al meglio le dotazioni della sua auto e vedere, dal tetto apribile in parte trasparente, la pioggia battere copiosa e miscelare il suo sottile suono a quello corposo della voce di Selvaggia. Era troppo presto per rientrare e troppo rischioso addentrarsi in affollati locali cittadini pieni di occhi curiosi; così Malaisia finì con il proporre di dirigersi verso la costa dove Oceano aveva il suo rifugio naturale, celato da pini marittimi cresciuti a protezione dei suoi pensieri.

sabato, 09 febbraio 2008
Increspature di carta, finemente affogate di inchiostro nero,  descrivono il ritmo crescente di una tormentata partitura. Il corpo, incastonato tra pareti rosso sangue, sprigiona energia. La mente vola libera e si contorce in suadenti passi. Ogni pensiero si dirama nell'aria con aneliti di passione. Comincia una danza, figlia degli elementi, nata in un clima impervio, dove il ghiaccio sublima, ed i vulcani silenti esplodono in tutta la loro energia. La terra brucia, diventa nera, sprigiona profumi aspri e sputa sapori selvaggi. Un ritorno all'origine per ritrovare nell'inconscio fertilità e ragione.

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giovedì, 31 gennaio 2008
Cortigiana assorta, seduta in una marmorea stanza, contornata da busti di epoche lontane. Attorno a te la storia dissennata generata da segreti vizi e incontrollati istinti. Uomini e donne di alto spessore hanno sentito il  profumo della tua seta e bevuto il caldo nettare dell'oblio. Pittori di ogni lignaggio hanno ricercato in natura il rosso acceso della tua anima per imprimerlo su tele capaci di renderti immortale.
Donna, osteggiata e bramata, cercata e allontanata per illusorie convenzioni nate per essere infrante; la tua luce risplende e stordisce in una cupa notte d'inverno, dove il ghiaccio è austero padrone.
Nella sera di carnevale, quando ad ogni latitudine ebbri individui indosseranno maschere di cartapesta, tu sola la strapperai dal volto vivendo la tua gioiosa follia e navigando nei canali di una città-museo, giusta cornice dell'opera d'arte, che è la tua vita.

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martedì, 01 gennaio 2008

monet-gare-st-lazare La stazione di una grande città è il metronomo della vivacità del luogo. Si può incontrare ogni genere di persona con alle spalle una storia da raccontare fatta di sogni, speranze e mille vicissitudini. C'è chi parte per lavoro, chi arriva per le vacanze e chi per coronare una attesa. In una fredda stazione del Nord, ad un orario dove oramai il sole è andato a dormire e la bruma impedisce di scorgere dai finestrini il paesaggio in movimento, si sono dati appuntamento due persone unite inscindibilmente da un filo rosso che lega i loro destini. Inizialmente, relegarono le cose in comune a semplici coincidenze, ma con il passare del tempo diventarono talmente tante che anche loro accettarono l'evidenza. Il fatto che le loro vite non fossero così comuni e simili alle altre, era comprovato dalla atipicità dei loro nomi.
Lui si chiamava Oceano in segno di gratitudine per le acque che lo avevano visto nascere. Oceano era un inguaribile ottimista disilluso dalla vita, ma testardo al punto da non smettere mai di sognare. La sua profondità, alle volte, lo portava a frenare l'istinto, ma aveva imparato ad esaltare i suoi sensi e capire quando la ragione dovesse essere riposta nel cassetto.
Lei, invece, si chiamava Miele, calda e dolce come il nettare degli dei, ma anche forte, ribelle e indipendente come una irraggiungibile musa. Quella sera, i suoi lunghi capelli nocciola sfociavano in riflessi di luce atti ad indicare la direzione allo spaesato Oceano. Il loro incontro programmato, rimandato e quasi fatto saltare dagli eventi alla fine si era coronato. Del resto ciò che il destino aveva scritto per loro non poteva essere mutato.
Un giorno ameno li attendeva, invertito nelle sue fasi perchè fatto prima dal buio e poi dalla luce.
Dopo i saluti, i due si ritrovarono come per magia catapultati in un tram ottocentesco, pavimentato con listelli di legno senza più colore, a causa del continuo calpestio della folla vociante. Tutto era unico e originale, proprio come quel piccolo tram fermo al capolinea in una piazza abbandonata che strideva con le moderne e veloci linee della metro. Proprio in quel momento, però, il destino calava il sipario e lasciava alle ignare anime vagabonde il libero arbitrio. Ora toccava a loro fare le scelte. La notte gelata e tentatrice fu il sipario della loro unione. Dopo una ricca libagione di carne e vino in onore degli dei e dei defunti, Oceano e Miele abbatterono ogni barriera tra di loro. La ragione fu accantonata e la follia le fece seguito. Oceano dissetò le sue labbra bevendo il nettare della sua musa e imprimendola a fuoco sulla pelle. Con lei, raggiunse l'oblio del massimo piacere. Comprese come la realtà potesse superare l'immaginazione e prendersi gioco della sua vita incarnando in una sola donna una fata del lago e una lussuriosa ninfa.
Il tempo trascorse veloce e loro furono di nuovo proiettati nel luogo in cui si erano incontrati. Altri treni sui binari, altre persone alla biglietteria, ma quella mattina li accolse un caldo sole, voluto da eros per spazzare dall'anima di Oceano ogni inquietudine per il temporaneo distacco da Miele. I due si salutarono con la promessa di un nuovo incontro. Questo fu sufficiente a donare ad Oceano forza e gioia nel viaggio di ritorno alle sue lontane terre che lo attendevano illuminate solo dal chiarore della luna.

domenica, 17 giugno 2007

Anima ribelle,
indomita e scintillante,
fluttui libera nell'etere.

Avida di sensazioni
a fior di pelle,
ricerchi instancabile
la vera essenza del piacere.

Seguendo il tuo istinto tribale
danzi ascoltando i ritmi del cuore;

a piedi nudi,
a pochi passi dal mare,
in una landa di sabbia vergine,
illuminata dal plenilunio,
l'oscurità amplifica
suoni, profumi e sapori
di un passato primitivo.

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martedì, 06 febbraio 2007
Due mani che si sfiorano.

Brividi sulla pelle affiorano per la sorpresa di averti con me.

Momenti di complicità ed emozione che portano a rafforzare una unione frutto di una strana alchimia.
Barriere superate, muri abbattutti solo per giungere a te, per essere degno delle tue attenzioni e confessioni. Poter solcare la porta di un mondo sempre sognato e ritenuto fino ad ora una chimera.

Niente è più appagante che sentirsi parte di qualcuno, avere un solo destino, trovare la risposta ad ogni emozione, incanalare flussi e sensazioni in una unica direzione fino a respirare all'unisono e provare gli stessi piaceri e dolori.

Niente è più bello che comunicare con la luce dei nostri occhi la quale più potente di ogni parola riflette come uno specchio la nostra anima,

che io adesso dono a te senza paure come gesto di massima fiducia e piacere.


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