I primi raggi del sole filtrarono dalle fessure della veneziana socchiusa. Oceano, ancora stordito, rivolse lo sguardo alla sveglia posta su un comodino di noce, accanto ad una piccola lampada, rivestita di carta grezza, comprata mesi fa in una nota catena svedese di arredamento. La luce rossa dei numeri era frastagliata. Oceano strizzò gli occhi per mettere bene a fuoco l'orario e vide che erano le sei meno dieci. C'era un silenzio surreale per un abitante di una qualsiasi città dei nostri giorni. Al posto di clacson e brusche frenate si sentiva il richiamo di piccoli uccelli notturni dediti a inseguirsi tra i rami degli alti pini. Il pensierò di Oceano tornò inevitabilmente alla sera prima. Allungò la mano nel letto per sentire il tepore delle lenzuola alla ricerca di corpi che non c'erano più. C'era uno strano senso di vuoto nell'aria. Le voci, i profumi e i sapori incorporati nei tessuti ed espansi nell'etere si erano inevitabilmente rarefatti. Non c'era traccia del vissuto e di quanto provato. Rimase steso sul letto, con la bocca impastata a causa della ricca libagione e un senso di vertigine e instabilità dovuto al nettare di uva bianca coltivata e spremuta con dovizia. La mente confusa proiettava flashback sulle bianche pareti della stanza. Con difficoltà Oceano cercava di comporre per poi scomporre di nuovo le immagini. Provava un gusto effimero nell'analizzarle e sviscerarle fino a coglierne le sfumature più impalpabili. Incomprensibilmente, più si avvicinava al loro reale significato, e più gli sembravano lontane. Gesti semplici e naturali, visti con attenzione, potevano diventare arabeschi senza uscita né spiegazione. Oceano prese, in un gesto condizionato, il cellulare e lo accese come faceva ogni mattina, dipendente come era dalla tecnologia e dalla sua sorprendente capacità di azzerare distanze impensate ma anche capace di narcotizzarti fino ad assuefarti. Il display si illuminò ad intermittenza segnalando la presenza di un messaggio. Era stato inviato alle quattro del mattino da Selvaggia, probabilmente appena arrivata a casa, e riprendeva un passo di baudelaire goduto insieme poche ore prima: "Avremo letti pieni di profumi leggeri, divani profondi come tombe e sulle mensole strani fiori dischiusi per noi sotto cieli più belli.Usando estremi ardori, i nostri cuori saranno due grandi fiaccole, che rifletteranno le loro doppie luci nei nostri spiriti, specchi gemelli."