domenica, 14 settembre 2008

70514535.SuBoNadL Guardando l'orologio si accorsero che da un giorno e mezzo non dormivano. Tra i preparativi, la partenza e il fuso orario avevano perso una notte di sonno. In aereo nessuno dei tre aveva voluto chiudere occhio programmando i giorni seguenti e godendosi un film proiettato sul teleschermo dell'aereo in lingua inglese. Dopo aver cenato sul letto della room 413, Selvaggia prese i piatti con gli avanzi del cibo e li mise sul tavolo, di legno intarsiato, posto in un angolo della stanza, adiacente alla portafinestra che dava sul terrazzo. Compose la combinazione segreta per aprire la chiusura della sua valigia rigida color corallo. All'interno cercò, seppellita sotto la sua biancheria, una macchina fotografica digitale. Appena la prese tra le mani gli occhi le si illuminarono e sul volto un sorriso foriero di idee sbocciò a preludio delle sue intenzioni. Iniziò a scattare foto, da prima al panorama della città illuminata, in seguito per gioco ai due improvvisati soggetti per vedere le loro reazioni. A furia di scattarle prese gusto nel farlo. Pensò ai grandi fotografi che attraverso i loro scatti hanno il potere di rendere unici ed immortali certi momenti. Per tale ragione sentì la macchina fotografica come uno strumento di potere nelle sue mani capace di attribuirle l'autorità e il primato sulla compagnia. Provocò Oceano e lo spinse a seguire i suoi dettami per rendere gli scatti più audaci, ma visto l'imbarazzo e il disagio gli consegnò la macchina fotografica con l'intenzione di mostrargli come si stava davanti ad un obbiettivo. Giocò con le luci soffuse della stanza e le rosse trapunte dei letti sfatti. Si mise vicino a Malaisia sfiorando le sue labbra, per poi voltarsi facendo scivolare lentamente i suoi abiti così da sentire, senza vedere, gli sguardi attoniti e desiderosi sul suo corpo.Chiamò a sé la sua intima complice accarezzandola per rendere i loro corpi uniti più armoniosi. Finiti gli scatti le tre anime lascive si diressero nella accogliente vasca dove insieme si immersero nell'acqua bollente innalzando il suo livello fino a farla colare sul pavimento come una cascata d'acqua solfurea aromatizzata al fior di loto e latte di acacia.

sabato, 06 settembre 2008

bangkok3 Il viaggio trascorse bene. Nessuna turbolenza fece tremare le ali dell'aereo donando un senso di stabilità al volo. Atterrati all'aeroporto di Suvarnabhumi i tre si fermarono a mangiare un boccone e a cercare una toilette visto che Selvaggia si era rifiuta di andare in quella dell'aereo che aveva ribattezzato come loculo galleggiante. L'aria era notevolmente cambiata rispetto all'ultima volta che Oceano aveva respirato a pieni polmoni in un luogo che non fosse pressurizzato. La sentiva molto più pesante e aggressiva a causa dell'inquinamento dovuto ad uno sviluppo repentino e innaturale. Si sentivano fragranze speziate che caratterizzavano la cucina locale. Uno dei più grandi limiti di Oceano, quando si trovava all'estero, era rappresentato dalla sua scarsa propensione ad adattarsi ai piatti tipici. Era molto difficile a tavola e non amava molto sperimentare nuove ricette. Malaisia al contrario, amava la cucina orientale tanto da essere assidua frequentatrice di ristoranti indiani, cinesi e giapponesi della capitale. Non vedeva l'ora di assaggiare la vera cucina Thai e di accarezzare finemente il palato con cibi a base di curry e zenzero. Una volta presi i bagagli dal nastro trasportatore chiamarono un taxi e si fecero accompagnare all'hotel dove alloggiavano. La camera si trovava al tredicesimo piano ed era arredata in asettico stile internazionale tipico delle note catene di alberghi contemporanee capaci di anestetizzare ogni avventura e farti sentire sempre nello stesso luogo ovunque ti trovi nel mondo. La camera era molto spaziosa. Il bagno aveva la curiosa caratteristica di avere le porte in legno laccato di bianco che si aprivano a spinta tipo quelle dei saloon di un tempo. Sopra l'immancabile frigobar, rifornito di acqua minerale, bibite e champagne, troneggiava la televisione a schermo piatto con i canali satellitari e davanti, due letti matrimoniali a baldacchino con coperte in seta damascata. I tre si guardarono divertiti pensando a come si sarebbero dovuti disporre. Selvaggia, risoluta ma con il sorriso tra le labbra, disse che nel letto da solo sarebbe andato Oceano perchè con gli uomini non amava dividere i propri sogni e preferiva dividerci da sveglia il letto. Oceano in cuor suo si chiese se la sua affermazione rappresentasse una promessa o una minaccia. Comunque sia, restò affascinato, ancora una volta, dalla spontaneità e contagiosa energia che trasmetteva. Visto la tarda ora e la stanchezza per il lungo volo dopo una doccia rinfrescante decisero di farsi portare qualcosa da mangiare in camera e di rimandare i programmi turistici al giorno seguente quando, complice una calda e limpida giornata di fine estate, avrebbero potuto camminare a lungo per musei e templi scattando indelebili fotografie del tempo trascorso insieme.

venerdì, 18 luglio 2008

Airoplane_by_xrandomstuff Da quella mattina Malaisia per molto tempo non sentì Selvaggia. Le loro vite, intessute a doppio filo, erano caratterizzate da alterni periodi. Passavano dal vedersi e sentirsi più volte al giorno, a perdersi di vista per mesi, senza che quel vuoto temporale mutasse minimamente la loro affinità. Fatti belli o tristi si susseguivano nella loro realtà ma niente e nessuno avrebbe minato la solida unione fatta di situazioni e intime confidenze. La stagione piovosa era terminata e con l'arrivo del bel tempo era giunto il momento di pianificare le vacanze. Ovviamente, ognuna di loro aveva quelle ufficiali da trascorrere con la propria famiglia. Però, una settimana in un albergo della riviera con al seguito suoceri, marito e figli non poteva certo considerarsi un momento di svago. Così una sera Selvaggia trovò al suo indirizzo di posta elettronica una e mail di Malaisia che le prospettava l'idea di un viaggio. Le raccontava che la ditta fornitrice dei prodotti per la sua attività l'aveva omaggiata di una vacanza della durata di una settimana a Bangkok. Il pacchetto comprendeva due posti spesati per il viaggio e l'albergo. Aveva informato anche Oceano e, dividendo per tre il costo di un biglietto, avrebbero potuto godersi una bella vacanza. Selvaggia ne fu da subito entusiasta. Amava molto viaggiare ed era la classica persona che dormiva con la valigia sotto il letto pronta per partire in qualunque momento. Al mattino Selvaggia si alzò di buon umore elettrizzata dalla novità e curiosa di visitare un luogo di cui molto aveva letto e visto nei film. L'oriente con il suo misticismo ed i forti contrasti da sempre l'aveva affascinata. Era una donna profondamente curiosa che non si limitava mai all'apparenza nelle cose. Quando viaggiava cercava sempre di respirare la cultura e capire il pensiero delle persone del luogo, evitando accuratamente di fare la classica vacanza da occidentale condita da Mc Donald's e villaggi turistici. La sera fece mente locale per non dimenticarsi niente. Mise in borsa la sua digitale, fedele compagna di molte avventure, e un libro sulla thailandia comprato il giorno stesso alla libreria Nazionale sotto i portici. L'appuntamento con Malaisia e Oceano era fissato per le 9 del mattino seguente all'ingresso del duty free dell'aeroporto.

domenica, 15 giugno 2008

QUEEN_OF_FIRE_by_Leonidafremov Il viaggio in auto sembrava interminabile tanta era la voglia di varcare la soglia di casa e staccare ogni contatto con il mondo esterno. Il tergicristallo, con i suoi movimenti alternati, teneva pulito il parabrezza, dalla pioggia che non cessava di scendere dal cielo. A sottofondo una melodia elettronica, di atmosfera, come solo i Depeche Mode negli anni ottanta riuscivano a comporre. La strada poco trafficata permetteva una guida rilassata. Selvaggia era assorta nei suoi pensieri mentre Malaisia affabulava piacevolmente sulla restante parte della serata. Arrivati alla casa scesero velocemente dall'auto, quasi con un gesto di liberazione, e si diressero verso il portone. L'aria era fresca, c'era un silenzio surreale rotto soltanto dal rumore delle fronde dei pini scosse dal vento. Le due amiche erano molto incuriosite dal quel luogo ameno e misterioso di cui tanto avevano sentito parlare ma che mai avevano visitato di persona. Si chiedevano se tutto sarebbe stato come se lo erano raffigurato o al contrario le avrebbe sorprese. In casa era buio. In quel momento Oceano, troppo preso a decifrare i pensieri delle sue complici amiche, capì di essersi dimenticato di scendere nel sottoscala ad accendere i contatori della luce. Selvaggia da viziosa fumatrice prese l'accendino dalla borsa e illuminò la sala mostrando le bianche pareti tappezzate di quadri. La brace ancora viva nel camino era sintomo di una presenza recente e furtiva. I tre si accomodarono sulle poltrone disposte a semicerchio davanti al focolare. Oceano cercò da subito di alimentarlo con legna secca e fogli di giornale. Sul pavimento Malaisia vide un libro di poesie che non tardò a prendere per appagare la sua curiosità. Quel vecchio libro aveva le pagine sottolineate con una matita blu. Racchiudeva brani di poeti maledetti vissuti con intensa dissolutezza e lussuria, senza il rispetto di alcuna regola morale che non fosse dettata dal piacere materiale. Oceano, nel frattempo, versò, in bicchieri di cristallo, un amabile prosecco immancabile alleato in una notte sull'orlo della cupidigia.

domenica, 08 giugno 2008

RAIN_PRINCESS_by_Leonidafremov Uscendo dalla caffetteria si accorsero che aveva cominciato a piovere. Quella pazza stagione, rispecchiava in pieno i vecchi detti popolari e, donava instabilità all'umore per i suoi repentini cambiamenti. Nessuno dei tre aveva con sé un ombrello e, per tale motivo, decisero di correre fino alla macchina. Il cielo si era oscurato e non sembrava più quello che avevano visto ore prima entrando nel locale. La corsa verso il parcheggio fu difficoltosa. Selvaggia indossava i tacchi, Malaisia una gonna stretta che le impediva bruschi cambi di direzione. Le strade del centro erano colme di barriere architettoniche create artificialmente dallo scarso senso civico dell'uomo. La pavimentazione sconnessa e scivolosa fatta di sanpietrini, le pozze nate dalla depressione naturale del terreno e soprattutto le auto parcheggiate ovunque in un perfetto caos organizzato impedivano un agile passaggio. Arrivati finalmente all'auto, Oceano, premendo il telecomando della apertura centralizzata, fece illuminare come lampi sotto la pioggia gli indicatori di direzione posti sugli specchietti. I tre erano più divertiti che arrabbiati dall'imprevisto. Scherzavano e, con sottili allusioni, ricordavano i loro precedenti incontri furtivi. Oceano notò come gli abiti bagnati si modellassero sui seni di Selvaggia rendendo ancora più accattivante e lussurioso il suo sguardo. Dopo una breve pausa, si misero a discutere sul posto dove poter proseguire la serata. Oceano nell'attesa reclinò il seggiolino così da poter sfruttare al meglio le dotazioni della sua auto e vedere, dal tetto apribile in parte trasparente, la pioggia battere copiosa e miscelare il suo sottile suono a quello corposo della voce di Selvaggia. Era troppo presto per rientrare e troppo rischioso addentrarsi in affollati locali cittadini pieni di occhi curiosi; così Malaisia finì con il proporre di dirigersi verso la costa dove Oceano aveva il suo rifugio naturale, celato da pini marittimi cresciuti a protezione dei suoi pensieri.

giovedì, 08 maggio 2008
Sole al tramonto. Il cielo velato di un colore rosa intenso si congiunge al mare silente e lascivo. La spiaggia su cui planano i gabbiani è oramai deserta. Gli ultimi ombrelloni vengono chiusi in attesa del plenilunio con il suo carico di emozioni. Su due lettini adagiati sulla riva, riposano due anime inquiete dagli occhi verde smeraldo. Un cestello di champagne ricolmo di cubetti di ghiaccio attenua la calura e le pressioni di lunghi giorni trascorsi nella caotica metropoli. Il mare dona libertà e con esso fantasie dove annegare ogni peccato. E' privo di confini per coloro che si lasciano trasportare dalla salata corrente. Le bollicine, dal loro inconfondibile e frizzante colore dorato, scivolano sulla pelle ambrata creando rivoli tentatori atti a dissetare carnose labbra.

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