venerdì, 04 luglio 2008

cravatta_3_by_malakuchka Selvaggia, appena arrivata a casa guardò l'ora. Erano le quattro del mattino. Prese il cellulare dalla borsetta e velocemente digitò sui tasti quella poesia che conosceva a memoria per aver letto e scritto molteplici volte sulle pagine del suo diario. Dopo aver inviato il messaggio al suo Oceano, si diresse verso il bagno spogliandosi lungo il corridoio e lasciando cadere uno ad uno a terra i suoi abiti, quasi a tracciare il percorso che l'avrebbe di nuovo ricondotta al suo letto. Sorrise al pensiero che solo poche ore prima lo aveva fatto davanti ai suoi occhi. Un leggero rossore colorì le sue gote ripensando a come, priva di controllo, aveva accettato di farsi bendare con la cravatta che Oceano aveva indossato al mattino per andare a lavorare nel suo studio. Aprì i rubinetti della vasca e si lasciò andare immergendosi nell'acqua bollente e facendosi avvolgere dalle morbide e volatili bolle di sapone. Sentì spandersi nell'aria la fragranza del bagnoschiuma che tanto le ricordava quella del profumo della cravatta che, poche ore prima, le aveva impedito di vedere ciò che accadeva. Quella benda, improvvisata per gioco, aveva avuto il merito di esaltare il suo olfatto. Ripercorse quelle scene, e le sembrò ancora di sentire le mani e le bocche dei suoi cari e amati complici stordirla. Uscì dalla vasca togliendo il tappo così da far uscire l'acqua in un movimento rapido ed a spirale. Si avvolse in un telo di ciniglia bianco e ancora bagnata si distese sul letto. Era l'alba ormai e prima di addormentarsi, accese una sigaretta e guardò la sua immagine riflessa sul grande specchio appeso alla parete sopra la cassettiera. Scostò l'asciugamano per guardare il suo corpo nudo, voleva vedere ciò che loro avevano visto. L'adrenalina che circolava ancora fluida nelle sue vene le donava ribellione ed inquietudine. Prese di nuovo il telefono e compose il numero di Malaisia. Aveva voglia di sentirla per imprimere nei suoi ricordi quella serata e condividere il suo stato d'animo prima di richiudere ogni cosa nello scrigno dei segreti celati ad un mondo sordo alle sue grida.

domenica, 15 giugno 2008

QUEEN_OF_FIRE_by_Leonidafremov Il viaggio in auto sembrava interminabile tanta era la voglia di varcare la soglia di casa e staccare ogni contatto con il mondo esterno. Il tergicristallo, con i suoi movimenti alternati, teneva pulito il parabrezza, dalla pioggia che non cessava di scendere dal cielo. A sottofondo una melodia elettronica, di atmosfera, come solo i Depeche Mode negli anni ottanta riuscivano a comporre. La strada poco trafficata permetteva una guida rilassata. Selvaggia era assorta nei suoi pensieri mentre Malaisia affabulava piacevolmente sulla restante parte della serata. Arrivati alla casa scesero velocemente dall'auto, quasi con un gesto di liberazione, e si diressero verso il portone. L'aria era fresca, c'era un silenzio surreale rotto soltanto dal rumore delle fronde dei pini scosse dal vento. Le due amiche erano molto incuriosite dal quel luogo ameno e misterioso di cui tanto avevano sentito parlare ma che mai avevano visitato di persona. Si chiedevano se tutto sarebbe stato come se lo erano raffigurato o al contrario le avrebbe sorprese. In casa era buio. In quel momento Oceano, troppo preso a decifrare i pensieri delle sue complici amiche, capì di essersi dimenticato di scendere nel sottoscala ad accendere i contatori della luce. Selvaggia da viziosa fumatrice prese l'accendino dalla borsa e illuminò la sala mostrando le bianche pareti tappezzate di quadri. La brace ancora viva nel camino era sintomo di una presenza recente e furtiva. I tre si accomodarono sulle poltrone disposte a semicerchio davanti al focolare. Oceano cercò da subito di alimentarlo con legna secca e fogli di giornale. Sul pavimento Malaisia vide un libro di poesie che non tardò a prendere per appagare la sua curiosità. Quel vecchio libro aveva le pagine sottolineate con una matita blu. Racchiudeva brani di poeti maledetti vissuti con intensa dissolutezza e lussuria, senza il rispetto di alcuna regola morale che non fosse dettata dal piacere materiale. Oceano, nel frattempo, versò, in bicchieri di cristallo, un amabile prosecco immancabile alleato in una notte sull'orlo della cupidigia.

giovedì, 11 gennaio 2007
Sogno il mare
del tuo letto di raso,
vivo la poesia dei canneti ballerini,
sotto il cielo dei tuoi occhi,
sogno una porta aperta
in una soffice nuvola,
dipinta con fiocchi di piacere,
spinta da invisibile passione.

Sogno di viaggiare con te,
guardare le onde
che bagnano il corpo,
il flusso di emozione
che ti possiede.

Sogno, il vento caldo
dei tuoi sorrisi,
sulla sabbia calda
delle tue guance.

Sogno le maree,
che mi farai vivere,
le dolci notti sulla spiaggia,
scaldate dalla fiamma,
di un schioppettante falò.

Sogno il tuo letto di raso,
le sue pieghe di desiderio,
i riflessi di una fiamma,
che illumina l'isola sognata.

Sogno un viaggio galeotto,
invaso da pirati dell'amore,
da battaglie condite di vittorie,
con tesori da possedere, da scoprire.

Nel cielo blu dei tuoi occhi,
vivo la visione di un'isola al tramonto,
decorato da pensieri complici.

Sogno....

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venerdì, 08 dicembre 2006
Verde
Il colore dell'invidia per non averti adesso qui con me
ma anche il colore della speranza che mi garantisce il futuro e rasserena il mio animo per la consapevolezza che tutto è scritto, niente è casuale.
Per questo stanotte naufragherò nei tuoi occhi verde acqua e salperò con il mio vascello per un lungo viaggio, solitario, fatto di attimi che i più non sapranno cogliere ma che sapranno condurmi tra le acque impervie, con sicurezza, verso quel tesoro a lungo sognato...


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giovedì, 30 novembre 2006

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d' estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro. 

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Parole: Nazim Hikmet
Immagine: Giancarlo Amici

domenica, 08 ottobre 2006
 

Voglie bramate

Desideri dimenticati

Istinti mai sopiti

 

 

Volo nel cielo, libero da ipocrisie

senza filtri né vincoli

Stendo le mie ali e mi lascio trasportare

dalla corrente ascensionale in vite parallele

che ascoltano i miei silenzi e

appagano i miei sensi,

saziando i miei appetiti

e dissetando la mia curiosità.

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Parole: Massimiliano_Ventoascensionale
Fotografia: Franco Fontana